Partito di Alternativa Comunista

Via dall'Irak, subito e senza condizioni

Per la vittoria del popolo iracheno!

Sono trascorsi tre anni dall'aggressione angloamericana all'Irak, tre anni di occupazione militare, eccidi, saccheggi, bombardamenti, torture. In realtà, dietro il paravento del "ripristino della democrazia" l'imperialismo mirava al controllo delle risorse energetiche della regione ed alla conquista di una postazione strategica negli equilibri internazionali.
Tutto faceva pensare ad una rapida vittoria delle truppe di Bush e Blair, coadiuvate da quelle di Berlusconi, ma una non prevista resistenza militare ha ostacolato i piani degli eserciti del capitalismo imperialista determinandone l'impantanamento. Certo, la resistenza è egemonizzata dalle direzioni politiche reazionarie laiche o religiose e da gruppi terroristici di matrice fondamentalista, ma larga parte del popolo irakeno rivendica la fine dell'occupazione attraverso una diffusa rivolta popolare contro la missione coloniale, dando voce ed incoraggiando le mobilitazioni occidentali per il ritiro delle truppe.

Progetto Comunista - Rifondare l'Opposizione dei Lavoratori è da sempre contro il fondamentalismo islamico e la logica terroristica di Al Qaeda. Ma riconosce il pieno diritto del popolo irakeno ed arabo a resistere all'occupazione coloniale, a sollevarsi con tutte le proprie forze contro le truppe occupanti, a lottare sino in fondo per la propria autodeterminazione e libertà contro un governo fantoccio sostenuto dall'imperialismo. Peraltro solo la rivolta delle masse arabe contro il colonialismo in una coerente visione antimperialista può emarginare le suggestioni fondamentaliste o baathiste, nella prospettiva di una rivoluzione socialista nel quadro di una unità araba e socialista.
Il sostegno alla rivolta irakena contro le forze imperialiste, comprese quelle dell'imperialismo italiano, è - tanto più oggi, di fronte al posizionamento "ultrapacifista" del Prc - un dovere politico del movimento operaio e di tutte le forze del movimento contro la guerra. Solo a partire da questa scelta chiara ed inequivoca è possibile e necessario rivendicare un'altra direzione politica, un'altra prospettiva sociale della rivolta irakena.
 
Il movimento contro la guerra che si è sviluppato in Italia ha espresso in questi anni grandi potenzialità: alle quali occorre però dare uno sbocco che non sia quello della subordinazione alle politiche del probabile futuro governo dell'Unione. È necessario respingere il tentativo del centrosinistra di cooptare il movimento in una posizione ambigua sul ritiro delle truppe, che non può essere negoziato con l'amministrazione Usa od il governo fantoccio irakeno in un calendario funzionale alla spartizione dell'Irak da parte delle potenze imperialiste, ma deve essere immediato e incondizionato. Anzi, va rilanciata una vera campagna di massa per il ritiro di tutte le forze dell'imperialismo, comprese le truppe italiane, anche dai Balcani e dall'Afghanistan.
Va aperta una campagna di denuncia degli interessi dell'imperialismo italiano in Irak a partire dall'ENI e dalle aziende coinvolte nell'affare della ricostruzione, chiedendone la nazionalizziamole senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori.
Va quindi sostenuto il diritto incondizionato del popolo irakeno alla resistenza contro l'occupazione, assieme alle lotte di massa dei lavoratori irakeni e alla prospettiva di un governo operaio e contadino in Irak: l'unica soluzione che può combinare la reale sconfitta dell'imperialismo col pieno riconoscimento delle ragioni sociali e democratiche dei lavoratori e delle masse di quel Paese.
 
Il movimento contro la guerra deve, insomma, rompere con  Prodi e l'Unione, il cui centro liberale, in piena coerenza con le sue basi di classe, rivendica il rilancio dell'imperialismo in aperta contraddizione con le più elementari istanze antimilitariste del movimento stesso. Cacciare il governo del guerrafondaio Berlusconi non significa lasciare spazio al governo dei guerrafondai Prodi, D'Alema e Rutelli, ieri sostenitori delle guerre umanitarie ed oggi delle occupazioni coloniali. Né si può pensare di "condizionare" da sinistra l'Unione, come sostiene un Bertinotti sempre più subalterno rispetto all'orizzonte governista che il Prc si è dato: un orizzonte condiviso "criticamente", ovvero non concretamente contrastato, da tutte le aree "critiche" del partito, ivi compresa l'ex sinistra di Marco Ferrando.
 
Il futuro del movimento non può essere costruito in alleanza col centro liberale della borghesia, per la semplice ragione che con la borghesia e coi liberali, con il capitalismo e i suoi governi, non c'è futuro, né per il movimento, né per la pace. Solo un governo dei lavoratori, basato sulla loro forza e su un programma anticapitalista, può rompere col passato e aprire davvero una pagina nuova: in Italia, in Europa, nel mondo. Ecco perché una vera rifondazione comunista rivoluzionaria implica che nessun sostegno, né politico, né elettorale, venga dato al futuro governo dell'Unione e dei banchieri.
 
La lotta per il ritiro delle truppe coloniali dall'Irak e per la vittoria del popolo irakeno contro le forze d'occupazione è inseparabile dalla lotta più generale contro il capitalismo internazionale. Le politiche di guerra e di rapina in Irak, come già nei Balcani ed in Afghanistan, possono essere sconfitte solo da una rivoluzione socialista che rovesci l'imperialismo e, dando il potere ai lavoratori e alle masse oppresse del mondo, possa troncare le radici del colonialismo e delle guerre. Ogni altra "soluzione" è propaganda e utopia. Per questo è decisivo collegare la mobilitazione per il ritiro delle truppe alla centralità della lotta di classe internazionale e alla lotta dei popoli oppressi contro l'imperialismo.
 
Il capitalismo non può sopravvivere senza guerre e massacri. Lo dimostra tutta la sua storia. Oggi l'imperialismo internazionale ha intrapreso una nuova epoca di crimini contro i popoli. Solamente la resistenza delle masse oppresse, ad ogni latitudine, può arrestare i nuovi barbari disegni delle potenze imperialiste. Per conquistare la vera pace è dunque necessario rovesciare il capitalismo e imporre un'alternativa socialista. Ogni altra soluzione è solo un'illusione.
 
* PER IL RITIRO IMMEDIATO ED INCONDIZIONATO DELLE TRUPPE ITALIANE DALL'IRAK!
* PER IL DIRITTO DI SOLLEVAZIONE DEL POPOLO IRAKENO CONTRO LE TRUPPE D'OCCUPAZIONE! PER UN GOVERNO OPERAIO E CONTADINO IN IRAK!
* PER LA NAZIONALIZZAZIONE, SENZA INDENNIZZO E SOTTO IL CONTROLLO DEI LAVORATORI, DELL'ENI E DELLE INDUSTRIE ITALIANE IMPEGNATE NELL'AFFARE DELLA RICOSTRUZIONE IN IRAK!
* ROMPERE CON PRODI E CON L'UNIONE! NON UN UOMO, NON UN VOTO AL GOVERNO DEI BANCHIERI!
* VIA BERLUSCONI: NON PER PRODI, MA PER UN GOVERNO DEI LAVORATORI!
* PER LA RIVOLUZIONE SOCIALISTA INTERNAZIONALE, UNICA ALTERNATIVA REALE ALLA BARBARIE DEL CAPITALISMO!

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