Partito di Alternativa Comunista

Cuba: il regime si accanisce con i prigionieri politici dell’11 luglio

Cuba: il regime si accanisce con i prigionieri politici dell’11 luglio

 

 

 

di Daniel Sugasti

 

 

Alla fine di gennaio, la Procura Generale di Cuba ha informato del fatto che 790 persone stavano affrontando processi penali per aver partecipato alle proteste dell’11 luglio 2021, tra cui 115 imputati tra i 16 e i 20 anni. Il 68% del totale si trovava in custodia cautelare da luglio.
Il 14 febbraio sono state rese pubbliche le prime sentenze per sedizione emesse nei confronti di 20 manifestanti di Holguìn (città a est dell’isola), tra cui cinque minori. Analizzandole, sono due condanne a 20 anni di prigione, tre a 18, due a 17, una a 15, due a 14, due a 12 e due a 7. Un giovane di 18 anni è stato condannato a cinque anni di «lavoro correttivo senza detenzione». I cinque minori (quattro di 17 anni e uno di 16) hanno ricevuto una condanna a «cinque anni di limitazioni di libertà», mentre la procura cubana richiedeva da 15 a 18 anni di carcere.Lo scorso 16 di marzo, il regime cubano ne ha rese pubbliche altre: 128 persone condannate a pene tra i 6 e i 30 anni di carcere. Le sentenze, nello specifico, si riferiscono a persone accusate di aver partecipato a proteste a Esquina de Toyo e nel quartiere Güinera in Arroyo Naranjo[1]. Parliamo di un totale di 1916 anni di «privazione di libertà»! Secondo la ONG Prisoners Defenders, sette adolescenti di 16 e 17 anni sono stati condannati a pene tra 7 e 19 anni di carcere. Secondo l’Osservatorio Cubano per i Diritti Umani, «il 77% dei condannati non aveva precedenti penali…»[2].
Il processo del Tribunale Popolare Provinciale de L’Avana, tenutosi tra il 14 dicembre e il 3 febbraio, riguardava 130 imputati. Per dare l’idea, solo uno è stato assolto e uno ha ricevuto quattro anni di «lavoro correttivo senza detenzione».
Le sentenze sono state principalmente per sedizione e furto, i fatto condannati sono stati presentati come «gravi disturbi e azioni vandaliche, col proposito di destabilizzare l’ordine pubblico, la sicurezza collettiva e la tranquillità dei cittadini».[3]
Una dimostrazione del carattere politico repressivo delle sentenze emesse è che le «evidenze» presentate dagli accusatori sono stati precisamente gli slogan propagandati dalle manifestazioni alle quali avevano aderito gli accusati! Secondo la logica utilizzata dai giudici, la configurazione del delitto di «sedizione» si è concretizzata perché la supposta intenzione di chi protestava consisteva nel «attaccare l’ordine costituzionale sostenuto dal popolo: questo indicavano gli slogan che si sbandieravano»[4]. In altre parole, slogan come «patria e vita», «libertà», «Diaz-Canel, singao [bastardo] », «polizia pinga[5]», «poliziotti singaos [bastardi] via da qui», «assassini», «sbirri», «abbasso Díaz-Canel», «abbasso Raúl» e «abbasso la dittatura» sono stati la «prova» che ha giustificato la condanna per nientemeno che sedizione.
Bisogna ricordare che fino a dicembre 2021 più di 1300 persone erano state detenute per l’11 luglio, secondo gli attivisti di Justicia 11J[6].
Le giustificazioni delle sentenze del 14 febbraio offrono più elementi per comprendere la persecuzione agita dal regime, allo stesso modo di quelle del 16 marzo. Gli imputati sono stati condannati semplicemente perché erano scesi in piazza a protestare «esortati da manovre dirette dagli Stati Uniti d’America per destabilizzare il processo rivoluzionario a Cuba, violare l’ordine e la tranquillità cittadina, cercare di scoraggiare e confondere» il popolo. Per di più, avrebbero commesso il delitto di rivolgersi «insistentemente ai cittadini che transitavano per la via per altri motivi», con la finalità di esporre «l’idea di uno stato di malcontento generalizzato». Per peggiorare il quadro, lo Stato cubano ha imputato loro il reato di «insulto» nei confronti di Díaz-Canel: «una moltitudine di persone (…), seguendo i modelli d’azione propagandati dai nemici del sistema socialista, hanno lanciato insulti contro il segretario del Partito Comunista di Cuba, presidente della Repubblica, a discapito del clima di quiete che caratterizza la società cubana»[7].
Quali sono le prove presentate dal regime? Mere testimonianze di funzionari dello Stato, dello stesso Partito Comunista di Cuba (Pcc) e di agenti del Ministro dell’Interno. In altri casi, informazioni ottenute, senza permesso degl’imputati, dai loro cellulari o contenuti pubblicati sui social.
Tanto le accuse, quanto le loro giustificazioni e il processo in sé completamente viziato, rendono conto della completa assenza delle garanzie giuridiche e delle libertà democratiche elementari. Gli argomenti dei procuratori cubani sono degni dei nefasti Processi di Mosca, la farsa giuridica intrapresa dallo stalinismo negli anni Trenta.
L’accusa di minare «l’ordine costituzionale e la stabilità del nostro Stato socialista», o anche la supposta intenzione di «distruggere la Rivoluzione», come abbiamo spiegato in altre situazioni, sono accuse senza fondamento. Non si può minare qualcosa che non esiste. E la verità è che non esiste «socialismo» a Cuba, dato che proprio la direzione castrista ha diretto il processo di restaurazione capitalista (liquidando quello che, a suo tempo, è stato uno Stato operaio burocratizzato) a braccetto con capitali e interessi imperialisti, soprattutto europei e canadesi. Ciò che esiste a Cuba è un regime autoritario, uno Stato di polizia repressore, controllato dalla cupola del Pcc e dagli alti piani delle Forze Armate, che garantisce con mano di ferro il buon sviluppo dei redditizi affari degli imperialismi stranieri, riservandosi un ruolo di «socio minore» della svendita del Paese all’imperialismo.
Per questo regime è intollerabile qualsiasi organizzazione indipendente della classe lavoratrice e del popolo cubani. Il suo peggior incubo è lo scoppio di un’esplosione sociale, con le caratteristiche che ha avuto l’11 luglio. Per questa ragione, a Cuba non esiste il diritto di sindacalizzazione indipendente, di riunione, di sciopero. Lo scopo del regime nell’imporre condanne «esemplari» contro i manifestanti dell’11 luglio è abbattere, demoralizzare chi negli ultimi otto mesi ha osato mobilitarsi contro la carestia, la crisi sanitaria, l’asfissia politica e l’assenza dei diritti democratici più elementari. Sin dall’inizio, la Lit Quarta Internazionale si è unita alla campagna per esigere la libertà immediata di tutti i prigionieri politici a Cuba, contro la repressione capeggiata da Díaz-Canel. L’inasprirsi della repressione rende più che mai necessario raddoppiare gli sforzi e ampliare questa campagna democratica e internazionalista. Perciò, facciamo appello a tutte le organizzazioni operaie, contadine e studentesche, ai collettivi di artisti e intellettuali - in definitiva, a tutti coloro che difendono i diritti umani e democratici - a collaborare a questa iniziativa democratica.
La maggior parte della sinistra mondiale, influenzata dal castrismo e dallo stalinismo, conserva un silenzio complice e criminale di fronte alla repressione dello Stato cubano nei confronti delle lotte sociali. Più che mai oggi è necessario abbandonare questa posizione e unirsi alla campagna contro gli incarceramenti, i giudizi sommari, le condanne esemplari e contro ogni tentativo di soffocare la protesta a Cuba.
In questo senso, tra le altre questioni, siamo d’accordo con i firmatari di un Manifesto pubblicato da La Joven Cuba, quando dicono che: «Le pene inflitte sono offese pubbliche contro tutta la società cubana - ben oltre le simpatie ideologiche o le appartenenze politiche - per impedire qualsiasi intento di protagonismo attivo delle persone nel decidere il destino del loro Paese. In maggioranza, i giovani processati vengono da quartieri poveri, afflitti dalla profonda crisi economica e dalla mala gestione governativa. C’è un eccesso evidente delle condanne, ci sono violazioni negli standard processuali vigenti - secondo la legislazione cubana e internazionale - e una presentazione in pompa magna dei processi attraverso la stampa statale nazionale».[8]
La persecuzione a Cuba non è un caso isolato. In realtà, la diffamazione, la criminalizzazione e la repressione sono la risposta a cui si appella ogni Stato borghese prima che qualsiasi processo di sollevazione popolare gli sfugga di mano. Questo caso fa il paio con quello del centinaio di prigionieri politici per la rivoluzione in Cile oppure la persecuzione di dirigenti operai come Sebastián Romero e Daniel Ruiz in Argentina. La repressione, d’altro canto, è particolarmente vergognosa nei regimi autoritari, che si poggiano più direttamente su settori delle Forze Armate, come nel caso cubano, ma anche in quelli di Venezuela, Siria, Cina, Russia e in molti altri Paesi. La sinistra castro-chavista e stalinista, quando appoggia incondizionatamente questi regimi, non fa altro se non macchiare il nome del socialismo agli occhi delle masse popolari che si scontrano con coraggio contro questi governi.
Noi continueremo a sostenere la bandiera delle libertà democratiche a Cuba, contro il regime autoritario del Pcc e delle Forze Armate che, ben lungi dall’essere socialista, semina e raccoglie terrore, diseguaglianza sociale, fame e migrazioni forzate. Consideriamo la difesa delle libertà democratiche un momento importante all’interno di una lotta strategica che porti a una nuova rivoluzione nell’isola, che recuperi le conquiste del 1959 sin da ora con una profonda democrazia operaia: una lotta permanente contro le oppressioni e per un vero rispetto delle differenze che possa iniziare il cammino verso il socialismo.

 

Libertà per i prigionieri politici a Cuba! Basta repressione!

Contro qualsiasi ingerenza imperialista!

Abbasso il regime capitalista e autoritario di Díaz-Canel!

 

 

[Traduzione dallo spagnolo di Giorgio Viganò]

 

[1] Nomi di località de L’Avana.

[2]https://observacuba.org/ocdh-condena-sentencias-tribunal-habana-falsa-criminalizacion-manifestantes-11j-cuba/ 

[3]https://www.efe.com/efe/america/portada/condenan-en-cuba-a-127-personas-1-916-anos-de-carcel-por-las-protestas-del-11j/20000064-4762984

[4]https://eltoque.com/claves-sobre-las-sentencias-de-toyo-y-la-guinera

[5] Volgare spagnolo per pene.

[6] https://www.facebook.com/justicia11j/photos/209698907983152

[7] https://eltoque.com/primeros-manifestantes-del-11j-condenados-por-sedicion

[8] https://telegra.ph/Manifiesto-contra-el-silencio-por-la-justicia-03-21

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