Partito di Alternativa Comunista

A proposito del fascismo in Ucraina e in Russia

A proposito del fascismo in Ucraina e in Russia

 

 

di Diego (Poi – Russia)

 

 

 

Una delle «giustificazioni» di Putin per l’aggressione contro l’Ucraina è quella che il suo governo sarebbe fascista o nazista. Questa accusa viene ripetuta continuamente a sinistra, specialmente dagli stalinisti. Non abbiamo nessuna fiducia nel governo di Zelensky, è un rappresentante della borghesia ucraina la quale ha sempre svenduto il proprio Paese, a volte all’imperialismo occidentale, a volte alla Russia. Ma che Putin dica che Zelensky è un fascista non è altro che una grossolana bugia. Una menzogna per giustificare una guerra ingiustificabile agli occhi del mondo, compresa l’opinione pubblica russa. Una giustificazione tanto falsa quanto la menzogna di Bush per cui l’Iraq aveva armi di distruzione di massa, usata come scusa per la guerra contro quel Paese.
Questa menzogna di Putin è stata denunciata da centinaia di storici e ricercatori del fascismo di tutto il mondo, i quali hanno firmato una lettera aperta pubblicata dalla Bbc: «Ripudiamo fermamente l’utilizzo cinico e abusivo del termine “genocidio” da parte del regime russo, il suo abuso della memoria della Seconda guerra mondiale e dell’Olocausto, e i suoi intenti di equiparare lo Stato ucraino con il regime nazista per giustificare un’aggressione russa immotivata. Tale retorica non si basa su nessun fatto, è moralmente ripugnante e profondamente offensiva della memoria di milioni di vittime del nazismo e di coloro che valorosamente lottarono contro di esso, compresi i soldati russi e ucraini dell’Esercito rosso».
Allo stesso modo, il museo-memoriale di Auschwitz-Birkenau, dedicato alle vittime dell’infame campo di concentramento nazista, ha condannato l’invasione russa dell’Ucraina e ha dichiarato la sua totale solidarietà con il popolo ucraino, così come con i russi repressi da Putin perché dichiarano la loro opposizione alla guerra.
Ma questa menzogna di Putin per giustificare la sua politica assassina, come tutte le grandi menzogne, si basa su un elemento di verità. L’esistenza reale di gruppi di estrema destra, e anche di un’ideologia fascista, in Ucraina. La falsità dell’argomento, dall’altro lato, consiste nel sostenere che il nazionalismo ucraino sia completamente di estrema destra e fascista.

 

Estrema destra e nazionalismo ucraino non sono la stessa cosa

Per quanto riguarda l’estrema destra, l’Ucraina purtroppo non è un’eccezione tra i Paesi europei «bianchi». L’estrema destra, con al suo interno organizzazioni fasciste, è andata crescendo nel mondo come sottoprodotto della decadenza capitalista, dell’impoverimento delle classi medie, dell’acutizzazione e della polarizzazione della lotta di classe. Rappresenta un ulteriore elemento di barbarie, insieme con la crisi degli immigrati e dei rifugiati, l’aumento della disoccupazione, l’aumento dello sfruttamento, la fame, la distruzione dell’ambiente, l’epidemia di covid-19 ecc. È un riflesso della putrefazione del sistema capitalista imperialista nel suo complesso.
In Ucraina, il nazionalismo, inteso come la difesa del suo diritto all’indipendenza nazionale, ha dimensione di massa. Al contrario, le ideologie di estrema destra non sono ideologie di massa. Non è un caso che il nazionalismo sia di massa in Ucraina. L’Ucraina è sempre stata una nazione oppressa, prima dal vecchio impero russo, in seguito dallo stalinismo. L’impero russo venne chiamato giustamente «carcere dei popoli», in riferimento alle oltre 160 nazionalità lì oppresse. Nell’ultima fase del vecchio impero russo, i marxisti partecipavano attivamente alla lotta delle masse popolari ucraine contro l’oppressione russa.
Lenin sosteneva il diritto all’autodeterminazione di tutti i popoli oppressi dall’impero russo, inclusa l’Ucraina. Per Lenin, il nazionalismo delle nazioni oppresse era rivoluzionario: si batteva per dare alla lotta nazionale un carattere operaio e socialista, ma partecipando attivamente a questa lotta. Il movimento per l’autodeterminazione dell’Ucraina, così come di altri popoli mantenuti con la forza sotto il dominio russo, fu un importante stimolo per la Rivoluzione d’ottobre del 1917, che fu molto di più che una rivoluzione «russa». L’Ucraina, che allora emergeva per la prima volta come nazione indipendente grazie a questa politica di Lenin, si unì all’allora nascente Urss con diritti uguali a Russia, Bielorussia e alle altre nazioni.
Fu la Rivoluzione d’ottobre a garantire il diritto dell’Ucraina all’autodeterminazione. Ed è precisamente questo diritto che attacca ora Putin, sostenendo che il diritto dell’Ucraina all’autodeterminazione è un’assurdità inventata da Lenin e dai bolscevichi. Putin sostiene, secondo le sue parole, di voler «decomunistizzare» l’Ucraina con le armi, cioè eliminare qualsiasi traccia di indipendenza dell’Ucraina.
La politica di Lenin verso le nazionalità oppresse rimane fino ad oggi un punto di riferimento di come la classe operaia possa superare le divisioni nazionali e unirsi contro sfruttatori e oppressori. Tuttavia, non è durata molto. La stalinizzazione dell’Urss, del Partito bolscevico e dell’Internazionale comunista è stata accompagnata da un cambiamento radicale della politica verso le nazionalità che facevano parte dell’Urss. Di fatto, fu precisamente in questo campo che lo stalinismo sorse come corrente politica propria e opposta al leninismo. Avvenne mentre Lenin era ancora in vita, nella controversia sui Paesi del Caucaso. Stalin sosteneva una politica di «autonomizzazione» della Georgia e delle altre nazioni del Caucaso, invece del diritto all’autodeterminazione, e lo fece con la tipica «grossolanità» che lo avrebbe reso famoso (riferimento al Testamento di Lenin, ndr). Ci fu una forte reazione del Partito comunista della Georgia. Lenin intervenne nella polemica criticando violentemente la posizione di Stalin. Propose la destituzione di Stalin dai suoi incarichi e ruppe le relazioni personali con lui. Fu l’ultima battaglia di Lenin, proprio prima di morire. E fu grazie a questa ultima battaglia di Lenin, che ha battuto Stalin, che il diritto all’autodeterminazione dei popoli venne inserito nella Costituzione sovietica. Diritto che sarebbe stato utilizzato alla fine degli anni ’80 in modo che vari Paesi si potessero separare dall’Urss, e che proprio per questo viene attaccato oggi da Putin.
Stalin, sconfitto temporaneamente, tornò alla carica dopo la morte di Lenin. Non potendo intervenire apertamente contro l’articolo di Lenin nella Costituzione, lo trasformò in lettera morta. Lo stalinismo implementò nella pratica la sua politica anti-leninista, trasformando l’Urss in un nuovo «carcere dei popoli», sottomettendo con la forza tutti i non-russi al dominio di Mosca e massacrando decine di migliaia di militanti comunisti che rimanevano fedeli alle idee di Lenin, in particolare i trotskisti. Per colmo, lo fece falsificando la storia, presentando la sua nefasta politica come «leninista».
Sotto la brutale dittatura stalinista, qualsiasi corrente di sinistra che difendesse il diritto ucraino all’indipendenza nazionale veniva violentemente repressa. Il risultato concreto fu che la giusta lotta per il diritto all’autodeterminazione dell’Ucraina, abbandonata dai partiti comunisti stalinizzati (1), finì nelle mani di correnti nazionaliste non marxiste.
Durante la Seconda guerra mondiale, un settore minoritario di questo nazionalismo in Ucraina vide nello scontro tra Urss e Germania nazista una breccia per rendere indipendente l’Ucraina, cosa di cui approfittò Hitler.
Si parla molto oggi della figura di Stepan Bandera, che presumibilmente dirigeva il settore che si alleò con il fascismo. Ci sono molte controversie tra gli storici su questo tema, anche nella stessa Ucraina. Bandera passò tutto il periodo dell’occupazione nazista incarcerato dai tedeschi, che non si fidavano di lui. È poco probabile che abbia svolto il ruolo storico che gli viene attribuito oggi, cioè dirigere, in tali condizioni, tutto l’Esercito ribelle ucraino. Tra l’altro, non ci sono prove per cui l’Esercito ribelle ucraino abbia lottato contro l’Esercito rosso. Ha combattuto contro le truppe dell’Nkvd, precursore del Kgb, inviate per reprimere la popolazione civile, definita falsamente «banderista», che conduceva una guerra di guerriglia contro il controllo sovietico della regione. Probabilmente, la figura di Bandera era stata gonfiata da Stalin per giustificare la repressione, come fa oggi Putin per giustificare l’aggressione contro l’Ucraina. Stalin e Putin hanno fatto un grande favore all’estrema destra in Ucraina permettendo loro di presentarsi come «eroi».Indipendentemente dalle controversie storiche, affermare che la maggioranza degli ucraini collaborarono con Hitler è una falsificazione totale: questi settori erano molto minoritari. La grande maggioranza del popolo ucraino ha combattuto a morte contro l’invasione nazista.
La lotta contro lo stalinismo e per il diritto all’autodeterminazione dell’Ucraina è continuata lungo tutta la storia dell’Urss dopo la guerra. Anche sotto Brežnev ci fu una forte politica di russificazione dell’Ucraina, reprimendo l’utilizzo della lingua ucraina. Le rivolte nei campi di prigionia erano tacciate di venire organizzate dai «banderisti», così come prima della guerra i trotskisti erano stati accusati di essere fascisti: queste rivolte furono crudelmente represse. Ogni opposizione allo stalinismo in Ucraina è stata definita «banderista» e «nazionalista borghese», e tacciata di aver collaborato col nazismo. Una menzogna assurda, che ha la sua conclusione logica nella guerra attuale. Quella minoranza che di fatto ha collaborato con il nazismo è ampiamente rifiutata e oggi ha un peso marginale. Minoranze collaborazioniste, tra l’altro, c’erano in tutti i Paesi occupati dal nazismo, Russia inclusa (il generale Vlasov, per esempio).
La fine dell’Urss nel 1991, come conseguenza dell’immensa rivoluzione che rovesciò l’apparato stalinista sovietico, ha significato una nuova liberazione dell’Ucraina, garantendo la sua indipendenza formale dalla Russia. Ancora una volta, la lotta delle nazionalità oppresse contro l’oppressione russa ha svolto un ruolo di primaria importanza in questo processo rivoluzionario. Ma i nuovi capitalisti russi, che provenivano dal vecchio Partito comunista e dal Kgb, che avevano restaurato il capitalismo nel Paese, non hanno mai accattato questa nuova indipendenza dell’Ucraina.
A partire dal 1999, con l’arrivo al potere di Putin, la borghesia russa ha cominciato a riaffermare il proprio dominio sull’Ucraina e su tutta la regione che aveva fatto parte dell’Urss. La Russia minacciava ogni inverno di tagliare il rifornimento di gas all’Ucraina se non avesse accettato gli aumenti di prezzo imposti, cosa insostenibile per la sua economia. Questa politica di Putin ha condotto a tre processi: 1) l’indebitamento estero dell’Ucraina con la Russia, che esigeva come pagamento il controllo dei gasdotti che attraversavano il Paese, unendo la Russia all’Europa occidentale; 2) l’indebitamento dell’Ucraina con i creditori occidentali per coprire i suoi debiti con la Russia, aumentando la sua dipendenza economica da Usa e Unione europea; 3) una consapevolezza sempre maggiore di essere una nazione oppressa dalla Russia e di indignazione contro questa situazione. Il risultato di questa politica è stato quello di spingere sempre più l’Ucraina verso l’Unione europea, gli Stati Uniti e la Nato.
Quando infine è scoppiata la rivoluzione ucraina del 2014, la cosiddetta Maidan, una volta di più le masse popolari ucraine in lotta si sono trovate orfane di una alternativa socialista che difendesse il loro diritto all’autodeterminazione, poiché praticamente tutta la «sinistra» ucraina, educata dallo stalinismo, si schierò a fianco della Russia, appoggiando la dittatura di Janukov che sarebbe stato rovesciato nelle piazze e sulle barricate.
Qualsiasi lavoratore o giovane che lottasse sulle barricate contro il governo di Janukovyč era, per così dire, nazionalista, ma solo una minima parte di loro era di estrema destra.
Non è casuale, quindi, che esistano correnti di estrema destra in Ucraina. L’assenza di forti correnti socialiste che difendano il diritto all’autodeterminazione dell’Ucraina, insieme alla propaganda di Putin e dello stalinismo sui «banderisti», creano le condizioni, nel contesto di una crisi economica globale, per la nascita di correnti di questo tipo.

 

Ma, alla fine, l’Ucraina è fascista?

Nonostante tutte queste ragioni reali e concrete per il rafforzamento del nazionalismo in Ucraina, la verità è che le correnti di estrema destra continuano ad essere marginali nella realtà politica del Paese. Nelle ultime elezioni presidenziali, nel 2019, il candidato che riuniva tutti i gruppi di estrema destra ha raggiunto un misero 1,6% dei voti. Nelle elezioni legislative dello stesso anno, la lista unitaria della destra nazionalista del Paese ha raggiunto appena il 2% dei voti, restando senza deputati eletti nel parlamento del Paese, la Rada. Di fatto, il peso di queste organizzazioni è andato diminuendo nel corso degli anni. Nelle elezioni del 2012 per la Rada, prima quindi di Maidan, l’estrema destra aveva raggiunto il 10,44% dei voti. Nelle elezioni del 2016 la lista unificata della destra nazionalista era già caduta al 6,4%, e nel 2019 appena al 2,15%. Una dimostrazione del fatto che la profonda aspirazione nazionale delle masse popolari ucraine per l’indipendenza non si confonde con il fascismo.
In molti altri Paesi europei, l’estrema destra ha avuto risultati molto superiori a questi, come Vox in Spagna (15% dei voti nel 2019), Chega! in Portogallo (7% dei voti nel 2022), Alba dorata (2) in Grecia (4,9% nel 2019), Alternativa per la Germania (10% nel 2021), Partito della libertà austriaco (16% nel 2019) ecc. In Francia, il Fronte nazionale di Marine Le Pen è arrivato al secondo turno nelle elezioni presidenziali del 2017. Per non parlare di Trump negli Usa o di Bolsonaro in Brasile… ma non per questo caratterizziamo le masse di questi Paesi come fasciste.
Coloro che dicono che l’Ucraina è fascista sostengono che c’è una presenza di settori di estrema destra all’interno dell’apparato dello Stato dell’Ucraina, e anche dentro le sue Forze armate. Quando Putin, reagendo alla rivoluzione di Maidan nel 2014, ha annesso la Crimea e ha occupato una parte del Donbass con mercenari, lo ha fatto con poca resistenza da parte delle Forze armate ucraine, dato che queste erano state distrutte, erano fedeli al governo deposto di Janukovyč e in gran parte composte da ufficiali filorussi. È stato nel vuoto causato da questa assenza di forze regolari che si sono formati gruppi di volontari per combattere contro l’invasione russa nell’est del Paese. Questi volontari, mancando un’alternativa di sinistra, si sono organizzati in gruppi il cui unico orientamento ideologico erano l’indipendenza ucraina e il nazionalismo. Questi gruppi erano grandi ombrelli, che davano riparo a tutti coloro che volevano combattere per il proprio Paese, con le posizioni più disparate. In questo spazio agivano anche le correnti di estrema destra, ma in nessun modo erano dominanti. Le correnti di sinistra ancora una volta non erano presenti. Vi fu quindi una politica da parte della borghesia ucraina di incorporazione di questi gruppi nazionalisti nelle Forze armate regolari, per mantenere il proprio controllo su di essi.
Il più volte citato battaglione Azov è stato parte di questo processo. Si è formato nel 2014 a partire da volontari che combattevano contro l’aggressione russa in Donbass e in seguito ha partecipato alla liberazione della città di Mariupol, fatto che gli ha permesso di guadagnare una certa credibilità. In seguito, è stato incorporato nella Guardia nazionale ucraina. All’interno di questa ci sono vari raggruppamenti, la cui principale è il Corpo nazionale, di fatto di estrema destra. La nascita stessa di questo gruppo di estrema destra è il risultato dell’aggressione russa contro l’Ucraina, risultato diretto della politica di Putin. Inoltre, il battaglione Azov, accusato da Putin di promuovere un «genocidio» contro la popolazione di lingua russa nell’est dell’Ucraina, è composto a sua volta da persone «russofone», abitanti della parte orientale del Paese.
C’è stato un dibattito nella società ucraina sull’opportunità di rendere illegale o meno questo battaglione. Il battaglione Azov ha scarso appoggio politico tra le masse popolari, nonostante faccia parte delle forze che lottano armi in mano contro l’aggressione russa. Questo battaglione ha lanciato recentemente la propria candidatura nelle elezioni ucraine e ha fallito completamente, con un risultato elettorale assolutamente nullo. Secondo la Bbc, il Corpo nazionale del battaglione Azov ha oggi solo alcune centinaia di combattenti. È arrivato ad averne 800. Ma, se con la guerra sta ottenendo più credibilità e appoggio nel Paese, ciò è interamente responsabilità di Putin, che è colui che dà loro l’opportunità di apparire come eroi di fronte alle masse popolari ucraine (questa previsione è confermata da ciò che sta succedendo in questi giorni a Mariupol, ndr).
A conclusione, ricordiamo che nel 2020 giovani ucraini di estrema destra hanno celebrato il compleanno di Hitler nella città di Cherson. Sono stati arrestati, giudicati e condannati al carcere, dove restano ancora oggi. Cosa che mal si combina con la leggenda di uno «Stato fascista in Ucraina».

 

La presunta proibizione dei «partiti di sinistra» in Ucraina

Un argomento ulteriore che utilizza lo stalinismo è che il governo ucraino ha messo fuori legge il Partito comunista ucraino e ora, con la guerra, ha proibito diversi partiti di «sinistra».
In Ucraina, a differenza che in Russia, c’è la libertà di associazione partitica, che è stata ottenuta con la rivoluzione del 2014. Ci sono più di 300 partiti politici registrati in Ucraina. Di questi, dopo l’aggressione russa del 2014, ne sono stati proibiti in totale quattro. Ma non perché fossero di sinistra. Sono stati proibiti il Partito comunista ucraino e altri tre partiti di destra, e non per la loro linea ideologica, ma perché appoggiavano la dittatura di Janukovyč e la sua repressione contro le masse popolari, che è costata più di 100 morti, e per fare apertamente appello alla Russia a invadere con le truppe il loro Paese.
Come se non fosse abbastanza, quando la Russia si è annessa la Crimea e ha occupato parte del Donbass con dei mercenari, questi quattro partiti hanno appoggiato e collaborato con questa aggressione russa contro il loro Paese. Quale Paese al mondo permetterebbe che, nel pieno di un’aggressione militare straniera, dei partiti possano liberamente sostenere e collaborare con il nemico che occupa militarmente il loro Paese?
Tuttavia, nonostante l’aggressione russa del 2014, i partiti filorussi hanno liberamente partecipato alle elezioni in Ucraina da allora. A titolo di paragone, sarebbe immaginabile che un partito filo-ucraino partecipasse alle elezioni in Russia, dove il semplice fatto di dire che la Crimea deve essere restituita all’Ucraina viene punito con 20 anni di prigione per estremismo…
Ora, durante la guerra, altre organizzazioni ucraine che si dicono di sinistra sono state proibite. Vediamo cosa dice un socialista ucraino a riguardo: «Sfortunatamente, la cosiddetta “operazione speciale” rafforza le tendenze autoritarie e nazionaliste in Ucraina. Ma, se questo processo deve essere criticato, non possiamo non ricordare l’essenza di questi partiti. Sono stati proibiti non perché fossero di sinistra, ma perché erano filo-Putin. I partiti di sinistra che non sono filorussi non sono stati proibiti. (…) La lista dei partiti proibiti non si limita a partiti di «sinistra» filorussi, ma include alcuni dei partiti oligarchici più influenti, eredi del Partito delle regioni [il partito di Janukovyč]. (…) Tra i partiti proibiti si trova l’Opzj, il più grande partito filorusso dell’Ucraina. (…) Il Cremlino sperava di poter contare su di esso per formare un regime d’occupazione» (3).
Questi partiti sono stati proibiti non perché fossero di sinistra o socialisti, ma perché collaboravano con l’invasione del proprio Paese e si preparavano a svolgere il ruolo di governo fantoccio di Putin in caso di vittoria dell’occupazione.
Ovviamente, c’è il rischio che la borghesia ucraina approfitti della situazione per restringere le libertà democratiche, reprimere le lotte e l’organizzazione dei lavoratori e favorire le correnti di estrema destra. Ha anche avuto un viceministro legato alle forze di estrema destra dal 2017 al 2019. Ma questo rischio oggi è relativo, per la relazione di forze nel Paese, con la mobilitazione di massa e l’armamento delle masse lavoratrici per combattere l’invasione. Facciamo appello alle masse popolari ucraine a organizzarsi in forma indipendente e a combattere con le armi contro l’occupazione russa, così come a difendere le libertà democratiche conquistate dalla rivoluzione di piazza Maidan nel 2014, senza nessuna fiducia né nel governo di Zelensky, né nelle organizzazioni di estrema destra.
Ma usare l’esistenza di correnti marginali di estrema destra per invadere l’Ucraina, così come equiparare il nazionalismo ucraino con il fascismo, non è altro, come abbiamo detto all’inizio, che una grande e grossolana menzogna di Putin.

 

Il fascismo in Russia

Dall’altro lato, se il peso delle correnti di estrema destra è stato finora marginale nella società e nello Stato ucraino, sfortunatamente non si può dire lo stesso della Russia. Gli studiosi del tema ritengono che la Russia sia il Paese con più militanti di estrema destra, e direttamente fascisti, del mondo. Se in Ucraina c’è il battaglione Azov, in Russia ci sono il Grom, il Rusich (che usa come simbolo il kolovrat, la svastica slava), l’Unità nazionale russa, i Falchi, la Dpni, e tutti questi agiscono nel Donbass con migliaia di paramilitari dal 2014. Ci sono foto di questi gruppi che operano in Ucraina con la bandiera valknur, simbolo dei suprematisti bianchi.
Oltre a tutti questi gruppi di estrema destra, vi sono anche eserciti privati e milizie di mercenari legati ai grandi oligarchi russi, che difendono dittature in vari Paesi, specialmente in Ucraina. Raccomandiamo di leggere di più su questo mercato di morte qui: https://litci.org/es/grupo-wagner-milicias-rusas-en-africa/
Ogni 4 novembre ha luogo nelle città russe la Marcia russa, con attivisti di estrema destra, monarchici, gruppi direttamente fascisti, anti-immigrati, islamofobici, misogini, razzisti e omofobici. Mentre le manifestazioni dell’opposizione in Russia vengono represse con violenza, le marcie russe si svolgono sotto la protezione della polizia e della Fsb, e godono del favore di membri della Chiesa ortodossa russa, che appoggia attivamente la guerra contro l’Ucraina.
Mosca veniva considerata la città con più skinhead del mondo, che attaccavano gli immigrati per strada, arrivando ad ucciderne brutalmente diversi. Tuttavia, dal 2014 praticamente non ci sono più skinhead nelle strade, dato che quasi tutti sono andati a «combattere» nell’est dell’Ucraina.
Questi gruppi di estrema destra sono direttamente finanziati da multimiliardari e membri del gradino più alto del governo di Putin, come Ragozin, oggi capo di RosCosmos. Secondo The Conversation, il Cremlino manteneva strette relazioni con Russkij obraz, un gruppo neonazista che partecipava anche ai dibattiti sui canali statali della televisione russa.
Perché coloro che si riempiono la bocca parlando di «fascismo ucraino» mantengono il silenzio sopra questi gruppi fascisti russi?
Come se ciò non bastasse la polizia russa è profondamente razzista, e controlla le persone nelle stazioni del metro e dei treni in base al loro aspetto fisico, arrestando quanti non sono bianchi, e chiedendo i documenti, specialmente agli immigrati del Caucaso e dell’Asia centrale. Questo razzismo si rivela permanentemente nella vita quotidiana russa.
In Russia, quando si mette in affitto un immobile, è normale scrivere negli annunci «solo per slavi», di modo che i caucasici o gli asiatici (per non parlare dei neri) non possano affittarli. Tutto questo in un Paese in cui almeno il 20% della popolazione è «non slava». Immaginate un Paese dove fosse normale affittare appartamenti «solo ai bianchi», o in cui «non si affitta agli ebrei». In Russia è esattamente così, e qualsiasi straniero che abbia vissuto lì può confermarlo. Questo era un fenomeno marginale nel decennio del 1990 e si è generalizzato durante il periodo di Putin.
Ma, sfortunatamente, il panorama è anche peggiore di quello che abbiamo descritto fino ad ora. La guerra di Cecenia è stato il momento chiave per l’affermazione di Putin come presidente. È stato Putin che ha schiacciato la rivolta dei ceceni per la propria autodeterminazione nel 1999, che ha raso al suolo la loro capitale Grozny e ha stretto un accordo con il clan ultrareazionario Kadyrov per soggiogare tutta la regione con le sue bande fasciste.
In Cecenia ci sono campi di concentramento per omosessuali, torture, esecuzioni sommarie, oppressione violenta delle donne, repressione brutale contro gli atei, i socialisti, i sindacalisti ecc. Sono state raccolte un milione di firme chiedendo che la Russia investigasse su queste accuse. Questa petizione è stata ignorata da Putin. Kadyrov è responsabile di innumerevoli assassinii di oppositori e giornalisti. Sotto il suo governo, non esiste il diritto alla libera espressione, né alla libera organizzazione. Grazie a Kadyrov, Putin riceve il 99% dei voti nella regione in ogni elezione: un livello tipico delle dittature staliniste, come in Corea del nord e molti altri posti.
Non è un caso che, per sostituire i soldati russi demoralizzati in Ucraina, Putin abbia inviato i macellai di Kadyrov, dichiarando apertamente che i suoi uomini non sarebbero stati «teneri» con gli ucraini come i soldati russi. Questa spavalderia è durata poco. La resistenza ucraina, alleata con i ceceni in esilio, ha sconfitto gli assassini professionisti di Kadyrov, che sono tornati demoralizzati in Cecenia, con numerose perdite.
Ma non è solo la Cecenia. In tutta la Russia la repressione è molto forte contro qualsiasi movimento di protesta indipendente. Ci sono solo quattro partiti con rappresentanza legale, tutti filo-regime. Non ci sono sindacati liberi. Tutti i principali mezzi di comunicazione sono controllati da Putin. Le manifestazioni vengono represse violentemente. Non ci sono partiti di sinistra legali, ad eccezione del Partito comunista, che fa parte del regime. È un partito sciovinista, nazionalista, militarista e clericale, legato agli oligarchi e alla Fsb, la polizia politica. La proposta di riconoscere l’indipendenza di Lugansk e Donetsk è venuta dal Partito comunista, misura che ha dato inizio alla guerra. Tutte le altre organizzazioni di sinistra sono illegali.
Ora, con la guerra, tutto questo quadro è peggiorato, con la proibizione assoluta di qualsiasi protesta, pene di 15 anni o più di prigione per un post contro la guerra, chiusura di mezzi di comunicazione alternativi, blocco di siti web su internet, ecc. Ai mezzi di informazione russi (e, di fatto, a qualsiasi cittadino) si proibisce addirittura di utilizzare il termine «guerra» per definire ciò che sta avvenendo in Ucraina, e li si obbliga a riferirvisi come «operazione speciale di liberazione dell’Ucraina», cosa che dà un anticipo del regime alla cecena che si estenderà a tutto il Paese se Putin vince la guerra.

 

L’estrema destra mondiale sta con Putin

Putin è appoggiato da Bolsonaro in Brasile, Viktor Orban in Ungheria, Marie Le Pen e il suo Fronte nazionale in Francia, Alternativa per la Germania, Lega in Italia, Partito della libertà austriaco, Vox in Spagna, Chega! in Portogallo, Alba dorata in Grecia, Steve Bannon, il Partito nazionale democratico di Germania, Forza nuova in Italia, il Partito nazionale britannico, il Partito degli svedesi, il Partito dei danesi, la Lega per la vita britannica, ecc. Vari di questi partiti sono anche definiti come neofascisti in una relazione del ministero delle relazioni estere della Russia. Tutti questi hanno sostenuto l’annessione della Crimea, si sono opposti alle sanzioni contro la Russia, hanno inviato «osservatori» alle «elezioni» e ai «referendum» celebrati a Lugansk, Donetsk e nella Crimea occupati, affermando la sua «legalità, il carattere democratico, imparziale e il suo accordo con le convenzioni internazionali». Sostengono, come Putin, i «valori tradizionali», contro gli immigrati, le minoranze etniche, sessuali, religiose ecc. Vari di questi partiti si sono riuniti nel 2015 a San Pietroburgo nel «Forum conservatore internazionale russo», spalla a spalla con l’estrema destra russa.
Se Putin, autocrate, xenofobo, misogino e omofobico, stesse realmente combattendo il fascismo, perché avrebbe l’appoggio dell’estrema destra in tutto il mondo? La verità è che Putin ha le mani sporche del sangue delle masse popolari cecene, siriane, egiziane, libiche, bielorusse, kazache e ucraine, tra le altre. E anche del sangue delle masse popolari russe! Putin attacca con violenza qualsiasi tentativo di liberazione delle masse popolari della regione che considera come proprio «spazio vitale». Putin afferma apertamente che l’Ucraina non ha diritto ad esistere come nazione indipendente e porta avanti questa sua visione attraverso una guerra di aggressione. L’estrema destra è nello stesso Cremlino!
Se Putin volesse realmente combattere il fascismo, dovrebbe «denazificare» il proprio Paese, i propri alleati, la propria polizia e forze armate e, in primo luogo, il proprio governo!

 

Note

1) Ci riferiamo qui alla fucilazione di tutte le direzioni di questi partiti, in seguito sostituiti da funzionari fedeli a Mosca.

2) Questa organizzazione, apertamente neonazista, ha dichiarato che Maidan è stata una «cospirazione sionista».

3) Taras Bilous, Social’nyj ruch, un socialista ucraino a proposito della proibizione dei partiti «di sinistra».

 

[Traduzione di Matteo Bavassano]

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