Partito di Alternativa Comunista

Rinnovi contrattuali: la chiamano democrazia! Intervista a Diego Bossi, operaio Pirelli, sul rinnovo del ccnl gomma-plastica

Rinnovi contrattuali: la chiamano democrazia!

 

 

 

Intervista a Diego Bossi, operaio Pirelli, sul rinnovo del ccnl gomma-plastica

 

 

Con l’ipotesi d’accordo siglata a Roma lo scorso 26 gennaio, 150 mila lavoratori del settore Gomma Plastica operanti in 5500 aziende situate nel territorio nazionale si apprestano all’entrata in vigore del contratto collettivo nazionale di lavoro (d’ora in poi ccnl) che scadrà il 31 dicembre del 2025.
Ne parliamo con Diego Bossi, operaio alla Pirelli di Bollate, attivista della Allca-Cub e nostro militante.

 

Diego, su Progetto comunista di febbraio abbiamo pubblicato la risposta di voi operai Pirelli alla piattaforma per il rinnovo del ccnl Gomma Plastica: ad accordo raggiunto credi che il vostro documento sia ancora attuale?

Credo proprio di sì e non potrebbe essere altrimenti, poiché nel nostro testo, che ricordo essere il frutto di una solida collaborazione tra lavoratori Pirelli di diversi siti e diverse collocazioni sindacali, non ci soffermiamo sulle criticità e i margini di miglioramento di singole voci ma denunciamo quelli che riteniamo essere gli istituti che oggi rendono tutti i ccnl un grosso affare sia per il padronato sia per gli apparati dei sindacati concertativi: welfare aziendale, enti bilaterali, osservatori e commissioni paritetiche, rafforzamento della contrattazione di secondo livello, fondi di categoria, esternalizzazioni e appalti, lavoro precario, indice Ipca ecc. Tutte cose che non porteranno nulla di buono nella vita reale e concreta dei lavoratori, anzi: sono gli architravi di quel modello di contrattazione che ha sistematicamente impoverito e depotenziato la classe operaia.

 

Ma le segreterie dei sindacati firmatari presentano l’ipotesi come un successo…

Sul fatto che sia un successo non c’è ombra di dubbio… bisognerebbe poi chiedersi per chi. Se consideriamo i milioni di euro di contributi previdenziali e tributi che i padroni risparmieranno col welfare aziendale, le poltrone e gli interessi economici che derivano dalla bilateralità e che interessano gli apparati sindacali, la partecipazione ai fondi di categoria, il risparmio e la deresponsabilizzazione che il sistema degli appalti garantisce ai padroni, le clausole di tregua sindacale che vietano alle organizzazioni sindacali firmatarie di scioperare sei mesi prima e un mese dopo la scadenza del ccnl e il modello di rappresentanza oligarchico, liberticida, antidemocratico e ricattatorio che disciplina le elezioni delle Rsu, allora sì, possiamo parlare di un «successone» per i padroni e i burocrati sindacali.

 

E i lavoratori?

A loro rimangono pensioni misere, una sanità pubblica devastata anche da strumenti come il welfare contrattuale e il solito misero aumento salariale (in questa tornata di 153 euro lordi rilasciato in tre tranche nel triennio) che gravita intorno all’indice dei prezzi al consumo armonizzato (per gli amici Ipca) che non computa i costi energetici, come se questi, specialmente in questa fase storica con l’inflazione a due cifre, non siano gravosi per le famiglie proletarie.

 

Dicono: «È una “ipotesi”: alla fine voteranno i lavoratori…»

È talmente una «ipotesi» che sulla busta paga di gennaio siamo stati informati che il minimo contrattuale è stato incrementato sulla base dell’ipotesi di Accordo di rinnovo del ccnl del 26/01/2023. Francamente non posso fare a meno di pensare che se il voto dei lavoratori contasse qualcosa i padroni aspetterebbero prima di caricare la prima tranche: e se l’ipotesi di accordo venisse bocciata? Con tutta evidenza la cosiddetta «ipotesi» in realtà è una tesi ben consolidata e il voto è una farsa per autocelebrare impropriamente un sistema di contrattazione che di democratico non ha nulla: basti pensare che alle Pirelli di Bollate e Novara nemmeno è stata fatta un’assemblea di presentazione della piattaforma.
Se non c’è informazione non c’è possibilità di critica e proposta; non c’è partecipazione; non c’è democrazia. I lavoratori del settore Gomma Plastica si sono ritrovati di fronte a un’ipotesi di accordo raggiunta senza nemmeno un minuto di sciopero, dopo un percorso che li ha esclusi totalmente. E alla fine sono stati chiamati a votare su qualcosa che nemmeno hanno avuto il tempo di leggere con attenzione. E questa la chiamano democrazia! Non conoscono vergogna.

 

Quali sono le tue proposte ai lavoratori del settore Gomma Plastica?

Relativamente alla contrattazione nazionale, credo sia importante costituire un coordinamento di categoria: è necessario conoscerci e confrontarci, unirci per contrastare l’isolamento divisivo a cui ci relegano scientemente le segreterie dei sindacati confederali. In Pirelli siamo in contatto tra lavoratori dei diversi stabilimenti, ma questo non è sufficiente: abbiamo bisogno di allargare questa rete e includere i lavoratori di altri big del pneumatico come Michelin, Bridgestone, Yokohama e altre realtà del settore industriale della Gomma Plastica.
Sulla stessa scia questa proposta vale anche in termini generali: oggi c’è bisogno di unire le tante realtà di lotta presenti e attive in un fronte unico d’azione che coinvolga tutte le categorie, in questo senso va la nostra adesione al Fronte di lotta No austerity. Mentre noi stiamo chiudendo l’ennesimo rinnovo a perdere del ccnl, le lavoratrici e i lavoratori dei gruppi Stellantis, Cnh, Iveco e Ferrari stanno rinnovando il Contratto collettivo specifico di lavoro (Ccsl) e, come ben ci insegna la storia, Fiat ha sempre fatto da apripista dello sfruttamento ai danni di tutti i lavoratori. Il prossimo anno andrà a rinnovo il ccnl dei metalmeccanici, il più importante di tutta la classe operaia. I padroni per tutelare i loro interessi sanno unirsi ed attaccare: dalla loro hanno i governi e le direzioni sindacali opportuniste; noi dobbiamo organizzarci dall’altra parte del fronte: la lotta di classe non è un retaggio anacronistico dell’Ottocento, ma è più viva e attuale che mai! Riprendiamoci il controllo delle nostre organizzazioni sindacali e non esitiamo a organizzarci in collettivi, comitati, coordinamenti operai che siano scevri dall’egemonia delle burocrazie sindacali concertative. Le lotte operaie vanno unite, radicalizzate, estese!

 

Un’ultima domanda, Diego. Tu sei anche un militante (e dirigente) di Alternativa comunista, perché credi che l’impegno politico sia importante?

Noi non crediamo che il sindacato e la politica debbano essere due sfere distinte e distanti, così come non crediamo che i problemi dei lavoratori Pirelli o del settore Gomma Plastica siano diversi e abbiano origini diverse dai problemi di tutti gli altri lavoratori; nello stesso modo non crediamo che i problemi dei lavoratori siano circoscritti al solo ambito lavorativo: gli operai sanno bene che dopo aver timbrato l’uscita dalla fabbrica devono affrontare una battaglia costante e quotidiana generata dal sistema socio-economico capitalista. Per questo crediamo sia importante che i lavoratori si concepiscano come classe sociale accomunata dalle medesime condizioni di sfruttamento. La risultante di questo ragionamento è che l’impegno sindacale debba essere un fronte, il più importante, di un più ampio e generale impegno politico che miri a una radicale trasformazione della società, poiché all’interno del capitalismo nessuna conquista potrà mai essere definitiva e consolidata. Trovo molto difficile in questo breve spazio sintetizzare cosa distingue il nostro partito da altri partiti e soggetti politici: rischierei di banalizzare dei temi che meritano di essere affrontati con criterio. Per questo il mio invito, rivolto alle lavoratrici e ai lavoratori coscienti delle loro condizioni e impegnati migliorarle, è quello di contattarci e conoscerci. Noi saremo a completa disposizione.

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