Partito di Alternativa Comunista

Manifestazione della Cgil a Roma: e ora?

Manifestazione della Cgil a Roma: e ora?

 

 

 

Nota del Dipartimento sindacale del Pdac

 

 

 

Sabato 7 ottobre il nostro Partito ha partecipato alla manifestazione nazionale organizzata a Roma dalla Cgil, alla quale hanno preso parte diverse decine di migliaia di persone (200.000 secondo gli organizzatori). Al di là dei numeri dei partecipanti che, specialmente in Italia, vengono aumentati o diminuiti in base alla convenienza, si è trattato certamente di una manifestazione imponente, come non si vedeva da tempo.
Questo è dovuto in primo luogo al costante e profondo peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori nel Paese, e che un anno di governo di estrema destra, guidato da Giorgia Meloni, sta ulteriormente aggravando.
E in secondo luogo alla fiducia che la maggior parte di questi lavoratori hanno nella direzione del maggior sindacato italiano. Che tale fiducia sia mal riposta è una questione sulla quale non possiamo addentrarci in questa breve nota, ma che possiamo riassumere nel fatto che se in Italia, a differenza che nella maggior parte delle altre nazioni, non assistiamo a una ripresa delle lotte e delle mobilitazioni come la situazione richiederebbe, ciò è in primo luogo dovuto al ruolo di controllo sociale che il sindacato guidato da Landini svolge ormai da tempo immemorabile.
Il taglio politico che si è voluto dare alla manifestazione conferma che non ci sarà la svolta che tutti si aspettano. Lo si è potuto vedere sia dagli ospiti invitati a parlare sul palco, tra i quali spiccava il sindaco di Pesaro, dirigente del Pd, partito che ha imposto negli anni in cui era al governo le più feroci politiche anti operaie.
Soprattutto lo abbiamo capito dall’intervento finale del segretario Landini. Cinquanta minuti di discorso, in buona parte urlato come è nelle caratteristiche del personaggio, ma nel quale è mancata l’unica cosa che i partecipanti si aspettavano, e che alla fine hanno rivendicato con rabbia e decisione: la convocazione di uno sciopero generale contro governo e padroni.
Abbiamo invece ascoltato un lungo sproloquio infarcito di luoghi comuni («la piazza degli onesti e di chi paga le tasse», senza nemmeno abbozzare una qualsivoglia analisi di classe sul tema del fisco), colpevoli omissioni (quando, parlando dei contratti nazionali da fame di alcune categorie di lavoratoti, non ha riconosciuto che oltre il 90% sono contratti siglati anche dalla Cgil), un vuoto e generico appello alla pace (che se per l’Ucraina si limita a invocare una tregua, per la Palestina è arrivato a condannare l’azione della resistenza palestinese che in quelle ore dava un colpo tremendo al regime sionista di Tel Aviv e alla sua politica di pulizia etnica anti araba).
Siamo certi che l’entusiasmo che era presente tra le decine di migliaia ben presto muterà in un sentimento di delusione e tradimento, l’ennesimo, delle legittime aspettative sulla necessità di aprire una stagione di lotte. Non possiamo escludere che una qualche forma di sciopero, come all’epoca del governo Draghi e nel 2022 all’inizio dell’era Meloni, si faccia. Ma sarà, almeno nelle intenzioni della burocrazia, il più simbolico e innocuo possibile.
Tuttavia non sempre i piani delle burocrazie hanno successo. È l’approfondirsi della crisi che porta inevitabilmente a periodiche esplosioni di conflitto di classe. Casi come quello della Marelli Crevalcore saranno destinati a moltiplicarsi in modo esponenziale se non rilanciamo una stagione di scioperi e di lotte su larga scala. Come stanno facendo i nostri operai e militanti con gli operai della Marelli, è necessario costruire una solidarietà ampia e combattiva, unendo le vertenze fino a costruire un vero grande sciopero generale che possa dare il via a una ripresa della mobilitazione di massa contro i padroni e contro il governo di destra.
Alla fine le acrobazie dialettiche e gli artifici retorici di bassa lega non basteranno a contenere la rabbia accumulata negli ultimi trent’anni. Dopo Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti anche il proletariato di casa nostra farà sentire la propria voce e cercare di farla finire con le politiche di miseria e austerità.

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