Partito di Alternativa Comunista

11 ottobre a Bergamo: il capitalismo è morte, la lotta è vita!

11 ottobre a Bergamo: il capitalismo è morte, la lotta è vita!

 

 

 

Lunedì 11 ottobre le sigle del sindacalismo conflittuale hanno proclamato sciopero nazionale per tutte le categorie dei comparti pubblico e privato. In molte città italiane si sono organizzate manifestazioni. A Bergamo, il sindacalismo di base e tutte le realtà conflittuali di lotta, si sono ritrovati davanti alla sede di Confindustria: quella Confindustria che per i propri profitti non ha esitato a sotterrare migliaia di donne e uomini della Val Seriana.
Bergamo non dimentica! A un anno e mezzo dalla più grande strage di Stato su mandato dei padroni si ricompatta in sciopero contro uno dei più spietati padronati del Paese. Di questa importante giornata di lotta ne parliamo con Rosanna Canestrale, lavoratrice della scuola, attivista della Cub e militante del Partito di alternativa comunista.

 

Rosanna, per prima cosa vorrei chiederti quali sono le motivazioni principali che portano ad aderire a questo sciopero voi lavoratrici e lavoratori della scuola?

Ho aderito allo sciopero perché penso che sia un importante strumento di lotta e un'opportunità per poter denunciare ciò che non va per i lavoratori. Nella scuola i problemi e le contraddizioni sono tantissimi, i tagli degli ultimi 30 anni sono innumerevoli, le assunzioni tramite il concorsone docenti sono state una farsa che non ha risolto nulla. Il tutto, a mio parere, è peggiorato da quando si sono inseriti i concetti di «azienda» e di «merito» che sono funzionali ad una sola cosa: il capitalismo. Per questo Confindustria vuole asservire la scuola in funzione della produzione e dei profitti.
I dirigenti scolastici sono passati ad avere più potere, calando dall'alto orari delle cattedre e decisioni varie, senza più ascoltare né collaborare con docenti, amministrativi e collaboratori scolastici. Il collegio docenti in tante scuole è pletorico, si vota per essere concordi con il dirigente scolastico: sono pochi i docenti che votano contro, rischiando penalizzazioni.
La fragilità dei ragazzi non è compresa dal sistema scolastico: le richieste di essere all'altezza e competitivi in questo sistema malato prevalgono su ogni altro aspetto umano. Con l'alternanza scuola lavoro (Pcto) li si educa a non essere pagati, a non saper leggere i contratti, ad essere sfruttati, buoni zitti e obbedienti.
Sulle famiglie dei lavoratori c'è il peso di tutto, dei soldi chiesti dalla scuola, dei libri di testo, dei trasporti e delle preoccupazioni per il futuro dei figli (licenziamenti, cassa integrazione, covid, ecc.)
La scuola è a margine di tutto, in una bolla, che guarda silenziosa, senza coltivare il terreno fertile che ha al suo interno e senza dare fiducia e speranza agli studenti. Non si educa a un pensiero critico. Chi ha fragilità è spesso invitato a cambiare scuola, coloro che si impegnano fanno fatica e si demotivano.

Sull'altare del profitto, specialmente nel vostro territorio, sono state sacrificate migliaia di vittime. Quali sono le responsabilità di Confindustria e delle istituzioni locali?

Le responsabilità di Confindustria e degli enti locali sono enormi e sono state sin dall'inizio sotto gli occhi di tutti. La paura di perdere il profitto di fronte ad una «inaspettata pandemia» ha fatto sì che le reazioni siano state violente tanto quanto la morte delle persone. In modo spregiudicato e sfacciato hanno messo davanti il profitto, tenendo aperte industrie e fabbriche non necessarie, mettendo a rischio la vita delle persone. Le istituzioni e i Comuni delle nostre zone, presi tra due fuochi, hanno scelto i «piu’ forti»: i padroni e il loro profitti. Non c’è stato nessun controllo da parte dello Stato e della Regione Lombardia, responsabile anch'essa di questa strage, seminando nelle persone la paura di perdere il lavoro e l’idea che sarebbe stata una pandemia passeggera, da cui saremmo usciti tutti più forti…
Il risultato è che i più deboli, come le piccole imprese a conduzione famigliare, hanno dovuto chiudere per poter sopravvivere, lasciate sole con elemosine senza nessuna possibilità di rialzarsi, tutto in mano a grandi catene di supermercati e altro. Nulla è perso, però. Perché sono nati gruppi dove si chiede giustizia! Mi viene in mente un vecchio slogan «pagherete caro pagherete tutto». Basta con la connivenza con il potere: dev’esserci giustizia attraverso un cambiamento radicale.

 

Perché oggi più che mai è importante unire nella lotta tutte le categorie di lavoratrici e lavoratori alle realtà di lotta studentesche, di difesa dei territori e di opposizione alle oppressioni come il maschilismo, il razzismo e la omotransfobia? E perché il ruolo della classe operaia in questa lotta di classe è centrale?

Unire le lotte è per me un percorso vitale. Tutto quello che è successo è stato un effetto domino dove nessuno è stato escluso: si perde il lavoro, si perde la casa e con il salario attuale e gli aumenti in atto non si riesce a vivere, ma solo a sopravvivere. Le donne si vedono aumentato il «peso» della quotidianità rinunciando a ciò che negli anni hanno conquistato.
Unire le lotte vuol dire non lasciare nessuno da solo/a. Gli studenti che in passato sono stati presenza attiva sono chiusi in un mondo non reale, bisogna coinvolgerli in tutto e dare loro spazi di espressione e di lotta, non esperienze soffocanti e isolanti.
Il ruolo della classe operaia nella lotta è essenziale e deve essere la molla che fa rinascere e muovere tutto perché è sta nel proletariato l’unica via per abbattere la borghesia che legittima e crea divisioni come razzismo, omofobia e sessismo.
Si deve insegnare ai ragazzi che si può cambiare, che la vita può essere diversa da quella che la borghesia ci propone. Che si «vale» perché c’è giustizia e uguaglianza per tutti, che siamo noi la forza.

 

 

 

Chiudiamo questa intervista con due domande, Rosanna. Sono previste altre iniziative di lotta? Quale sarà l’impegno di Alternativa comunista a Bergamo in questa stagione che si preannuncia molto calda?

Assolutamente sì, ci saranno altre iniziative di lotta e il nostro impegno quotidiano sarà quello di continuare a formarci, a prepararci e a comunicare alle persone che un cambiamento è possibile. Continueremo ad accrescere coscienze, consapevoli che risolvere un «problema» non significa avere risolto tutto: dopo una lotta ne nasce subito un'altra. Bisogna mantenere l’unione e la radicalità delle lotte sia dentro i sindacati sia nei luoghi di lavoro, sostenendo le lotte già in atto sull’esempio di Alitalia e Gkn, continuando l’esperienza già tracciata in anni di attività sindacale. Elemento di particolare interesse è per noi il settore educativo dove riscontriamo particolari condizioni di sfruttamento. Obiettivo di noi militanti del Pdac è quello di proporci come realtà di rottura e cambiamento radicale, formata da militanti che operano all’interno di un progetto di alternativa di sistema alla barbarie capitalista.
Siamo spesso di fronte ad un bivio, ogni scelta deve essere fatta in un progetto che cresce ed include nella lotta le energie migliori. L’attenzione è nei piccoli passi, nelle piccole porte che si aprono, nel seme rivoluzionario che ha bisogno di cure per sbocciare e inondare a perdifiato di colori e profumi il proletariato che così potrà cancellare definitivamente l’oscurità del capitalismo.

 

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